Su Lazio Ambiente c’è una lotta politica a livello regionale

Negli ultimi giorni si è data ad Ama la “colpa” della richiesta della riattivazione dei termovalorizzatori. La cosa ha rilanciato la polemica tra Roma e Colleferro sulla destinazione dei rifiuti romani. Il Sindaco di Colleferro, Pierluigi Sanna, ha escluso in modo categorico che i termovalorizzatori possano essere riattivati.

Accanto a Sanna si sono schierati i Consiglieri regionali Lena e Mattia, affermando: “La Sindaca Raggi non pensi neanche a riattivare l’inceneritore di Colleferro”. Aggiungendo la condivisibile affermazione secondo cui Roma deve risolvere i suoi problemi senza gravare sulla provincia. D’altra parte per ora non risultano (o non ne abbiamo avuto notizia) azioni a livello di Consiglio regionale per cambiare il piano industriale di Lazio Ambiente che prevede i termovalorizzatori proprio a Colleferro, su cui si sono investiti milioni di euro. E allora è proprio vero che la richiesta di riattivare gli impianti arriva solo da Ama?

La situazione di Lazio Ambiente: dopo la gara deserta si andrebbe verso un nuovo bando

Non c’è motivo di dubitare di quanto riportato dal Messaggero circa la richiesta di Ama di procedere al revamping. Anche perché non è solo Ama a chiederlo e non da oggi. La strategia aziendale di Lazio Ambiente, che è socio di maggioranza di Ep Sistemi (Ama è al 40%) e controlla quindi entrambi i termovalorizzatori, negli ultimi quattro anni non è cambiata: il rinnovo dei termovalorizzatori è alla base del piano industriale approvato dal socio unico Regione Lazio.

È quasi una banalità, quindi, che i soci di Ep Sistemi chiedano l’esecuzione di quanto hanno approvato. Stesso discorso per Lazio Ambiente che negli ultimi anni ha “bruciato” 24 milioni di euro in perdite. In questi anni la Regione ha finanziato Lazio Ambiente in vista del revamping e della successiva vendita. A quanto pare, questa strategia industriale non sarà cambiata. Dopo che la gara per la vendita della società è andata deserta, i vertici regionali, in un recente incontro con i sindacati di Lazio Ambiente, avrebbero escluso l’esistenza di un “piano B”.

Dunque pare che la Giunta presieduta da Zingaretti cercherà di approntare un nuovo bando per la vendita di Lazio Ambiente e dei suoi impianti. Inoltre la Regione dovrà anche trovare altri soldi per ripianare la perdita d’esercizio del 2017, che si aggira sui 6,5 milioni di euro. Ciò tuttavia significa anche che prima o poi accadrà l’inevitabile. Cioè che sarà necessario quantificare e monetizzare i ritardi che si stanno verificando nel compimento del revamping stesso, chiedendone conto.

La verità sui lavoratori dei termovalorizzatori: o no-revamping o occupazione

La critica situazione di Lazio Ambiente è stata oggetto di un’analisi che abbiamo pubblicato nelle settimane scorse. Diversi di quegli elementi pubblicati sono poi ricomparsi ad esempio su ilfattoquotidiano.it che ha dedicato alla situazione aziendale un articolo, notando come la chiusura di Lazio Ambiente potrebbe voler dire la chiusura definitiva dei termovalorizzatori. Tra le cose ce n’è una che dal dibattito cui assistiamo non pare molto chiara, tanto che non si capisce quale strada voglia prendere la politica. Si tratta del futuro dei lavoratori del comparto termovalorizzatori.

Il revamping, finalizzato alla riattivazione degli inceneritori e alla vendita di Lazio Ambiente, è anche la “pezza d’appoggio” (insieme alla discarica) che ha permesso alla società regionale di mantenere i livelli occupazionali malgrado quattro anni di bilanci in perdita. La Regione infatti deve recuperare fior di milioni di soldi pubblici utilizzati per ricapitalizzare Lazio Ambiente e per dare ancora respiro alle centinaia di lavoratori della società.

Il punto è che l’occupazione dei circa 70 lavoratori dei termovalorizzatori è inscindibilmente legata all’impiantistica, visto che il comparto dei servizi è già di per sé in esubero. Come qualche giorno fa ha dichiarato l’assessore colleferrino Calamita, il nuovo consorzio tra Comuni assumerà solo il personale necessario per svolgere i servizi. Di quanti lavoratori si tratta? Da stime che ci provengono dai lavoratori il nuovo consorzio riassorbirebbe tra i 120 e i 140 dipendenti.

Ma Lazio Ambiente ha molti più lavoratori (pare tra i 240 e i 300) perché i suoi livelli occupazionali sono dimensionati su un piano industriale che prevede il revamping degli inceneritori e la riattivazione della discarica (in alcuni passaggi delle relazioni degli amministratori sociali si propone anche il prolungamento dell’attività). Dunque va detto chiaramente che senza la riattivazione degli attuali impianti e l’ampliamento dei contratti di servizio, la decisione naturale è di mandare a casa il personale che lavorava ai termovalorizzatori e quello in esubero rispetto ai cantieri serviti.

Il nuovo consorzio, gli impianti e i costi sociali

Il nuovo consorzio tra Comuni pare prevedere anche una serie di impianti per lo smaltimento. Si tratterebbe di un impianto per il recupero di carta e cartone, di un impianto aerobico/anaerobico per l’organico e di uno per il recupero dell’indifferenziato. Ma si tratta di impianti attualmente non disponibili e che saranno realizzati soltanto tra anni. Dunque per quei lavoratori che perderanno il posto, riducendo la ricchezza del territorio, la politica che alternativa offrirà? Sarà un costo che graverà per l’ennesima volta sulla collettività?

Tra i costi sostenuti dalla comunità del Lazio ce ne sono anche altri. Ad esempio, nel caso in cui sarà vinta la battaglia contro i termovalorizzatori, come sarà valutato l’investimento fatto dalla Regione per un piano industriale incompiuto? Chi pagherà le conseguenze dell’investimento se non andrà a buon fine? E se così fosse non sarebbe stato più produttivo anticipare tutto il processo di qualche anno? Domande per ora inattuali ma che un giorno potrebbero essere “scottanti”.

Nell’attesa famiglie in crisi per i ritardi nel pagamento degli stipendi

Questioni politiche a parte, da tempo per i lavoratori della società regionale le cose non vanno bene. Il pagamento degli stipendi è in forte ritardo: giugno è stato finito di pagare la scorsa settimana, ora manca lo stipendio di luglio e la quattordicesima. Ciò significa che le famiglie dei lavoratori di Lazio Ambiente devono far fronte a mutui (chi ce l’ha), prestiti e fabbisogno ordinario in una situazione di grande difficoltà. Tra i lavoratori c’è chi spera nel revamping e chi nella prossima riapertura della discarica che porterebbero alla società risorse “fresche”. Ma la speranza deve fare i conti con la realtà è con la politica. Sia con quella regionale, sia con quella locale.



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