Torna in bottiglia il vino della Selva di Paliano. Tra quei filari Benigni e Troisi…

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Il sogno di Antonello Ruffo di Calabria torna in bottiglia con una novità grazie a una giovane imprenditrice agricola che ha rilevato i terreni della Selva di Paliano dedicati al vino

sara schina vino selva di paliano

Torna in bottiglia il sogno di Antonello Ruffo di Calabria. L’aristocratico che fu proprietario della Selva di Paliano aveva avviato la produzione di vino sui terreni della tenuta vicino a Colleferro. Dopo una grande opera di risistemazione e reimpianto, i filari sono tornati a produrregrazie all’opera di una giovane imprenditrice agricola.

Si tratta di Sara Schina, titolare dell’azienda che ha rilevato quei terreni dedicati alla coltivazione della vite. Le altre terre sono di altre proprietà: una porzione è del Comune di Paliano; una di una società in amministrazione controllata che ha affidato la gestione dell’ex Parco Uccelli all’Associazione Amici della Selva Odv. Un altro terreno è rimasto infine alle eredi di Antonello Ruffo di Calabria, che vi hanno aperto “Il Bosco di Paliano”.

Nel Natale della Selva, un sorpresa con le bollicine

vigneti selva paliano vino

Tornando al vino, il Natale di quest’anno porterà una sorpresa. L’imprenditrice agricola a giorni presenterà una novità: uno spumante, metodo Charmat (Martinotti), a base Ottonese. Le bollicine della Selva di Paliano sono l’ultima creazione di un’azienda nata nel 2011 e che oggi ha oltre cento ettari di vigneti.

Nel 2015 sono stati impiantati i primi vitigni. Le prime bottiglie sono arrivate nel 2017 con il Cesanese, seguite, nel 2020 dalle confezioni con la fascetta “DOCG”. Per i prossimi cinque anni l’obiettivo è di arrivare a una produzione di 500 mila bottiglie e di aprire la tenuta anche a percorsi naturalistici.

In quell’angolo di paradiso, tra Paliano e Colleferro, crescono uve tipiche della zona, come il Cesanese, la Passerina e l’Ottonese. Accanto a esse ce ne sono altre molto particolari: il Semillon, il Petit verdot, il Cabernet sauvignon, il Cabernet franc e il Viognier. Ne escono vini con un buon riscontro da parte dei consumatori. E, soprattutto, preziosi di storia.

Quando Benigni e Troisi girarono “Non ci resta che piangere” alla Selva di Paliano

Le vicende della Selva di Paliano e del principe Antonello Ruffo di Calabria sono intimamente connesse. Il nobile era un vero e proprio visionario e realizzò l’impensabile su quei terreni. Tanto da attirare l’attenzione di mezza Italia e anche di Fidel Castro, che donò i fenicotteri rosa per il Parco Uccelli. Tra i vitigni impiantati di recente ci sono ancora le rotaie del treno da cui Leonardo da Vinci salutò Mario e Saverio nel film “Non ci resta che piangere”.

Quelle scene sono state girate nel 1984 proprio nella Selva di Paliano. Nel video si vede la locomotiva correre accanto ad alcuni filari, con Roberto Bengni (Saverio) e Massimo Troisi (Mario) che si precipitano verso di essa. Quando arrivano alla macchina a vapore, e pensano di essere tornati nella loro epoca, i due hanno una sorpresa: il treno era “solo” l’ennesima invenzione di Leonardo. E la locomotiva, da cui si affaccia Leonardo Bonaccelli nei panni del genio fiorentino, stava viaggiando sulle stesse rotaie che Antonello Ruffo di Calabria aveva impiantato nella tenuta.

Il percorso ferrato ad anello nella Selva di Paliano

Il principe che fondò il Parco Uccelli aveva anche una vera passione per i treni. Addirittura fece costruire un percorso ferrato ad anello, tutto immerso nella tenuta. Le rotaie si distendevano su sei chilometri, costituendo la “Ferrovia Museo la Selva di Paliano”. Inaugurata il 31 maggio del 1980, comprendeva tante le locomotive provenienti da tutto il mondo. Tra di esse anche due Littorine. E se quella ferrovia un giorno tornasse ad essere usata?

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