Ogni giorno che passa i candidati sindaci ad Artena aumentano. Spuntano come funghi al primo sole dopo un periodo di pioggia. Siamo praticamente a cinque candidati: il Sindaco uscente Felicetto Angelini, l’ex sindaco Erminio Latini, Adolfo Mele, Ileana Serangeli e Silvia Carocci. Con 5 liste che dovranno dividersi 8-9 mila voti sarà una campagna elettorale “cambogiana”.

La sfida sarà casa per casa, come nel 1993 quando con 4 liste si arrivò al non più raggiunto 90,36% di affluenza (7712 elettori su 8534). L’affluenza è rimasta alta con 3 liste nel 2000 (83,72%), crebbe nel 2005 (86,54%) e crebbe ancora nel 2010 (87,36%). Proprio nel 2010 ci furono 4 liste e votarono addirittura 9475 elettori. Nel 2014 il crollo: 74,91% e “solo” 8364 elettori al voto. Quest’anno in quanti andranno a votare?

Se nulla cambia, con 5 liste e 85 candidati in corsa per guadagnarsi il voto di 10890 elettori circa (corpo elettorale del 2018; 278 in meno del 2014), più che una campagna elettorale sarà una guerra. Sarà più aspra che nel 2010: per certi versi potrebbe essere un ritorno al 1993, quando per la prima volta si votò per l’elezione diretta del Sindaco. 26 anni fa i candidati sindaci erano Mauro Verro, Felicetto Angelini, Emilio Conti e Erminio Latini. Quest’anno in un certo senso sarà un “ritorno al futuro” in cui i candidati sono solo in parte diversi ma le dinamiche non cambiano.

È questo il risultato di una legge elettorale in cui non serve raccogliere il consenso della maggioranza della popolazione per governare, oppure trovare qualche mediazione per raggiungere una maggioranza degli eletti per l’elezione del Sindaco. Serve dividere gli avversari per sperare di ottenere almeno un voto in più degli altri, poco importa se meno del 50% dei voti, per poi governare per tutti… e avere tutti contro.

Poi c’è un altro aspetto. Sarà una campagna elettorale in cui, come nella gestione mediatica della guerra di Cambogia, ognuno cercherà di dare solo la propria versione dei fatti. Sull’insegnamento di Salvini, l’orientamento che sta emergendo dai comportamenti della maggior parte dei candidati è quello di affidarsi in modo massiccio a Facebook, Instagram e Whatsapp, stabilendo un contatto diretto candidato-elettore.

Alcuni social media manager dei candidati (sbagliando) non inviano nemmeno più i comunicato stampa. Facebook in questo, malgrado quel che possono pensare i candidati, aiuterà a fare una campagna di consolidamento più che a guadagnare voti, perché in rete ognuno legge e segue ciò che conferma banalmente il suo modo di vedere e le sue convinzioni.

Da parte nostra non inseguiremo i post, se saremo bravi ci faremo inseguire. Non è proprio nostra intenzione fotocopiare ciò che già circola in rete e abbiamo troppo rispetto dei lettori per propinare loro un copia-incolla. Anche perché di temi interessanti ce ne saranno, visto che quella che sta arrivando è una campagna elettorale che dividerà non solo la città ma anche le contrade e le famiglie. A chi gioverà tutto ciò?

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