Non è un errore “di stampa” né di digitazione. E non è nemmeno un mio neologismo. La parola “glocal” è stata coniata già da molti anni. Si tratta di un concetto sociologico con il quale si intendono indicare dei fatti e dei fenomeni locali che hanno effetti a livello globale e globali che hanno effetti a livello locale. Fatti e dinamiche del genere con la società dell’informazione e dei social sono sempre più numerosi: lo sono tutti i giorni e continuamente intorno a noi.

Il muro che divideva ieri il globale dal locale è oggi quasi del tutto abbattuto. Lo dimostra quanto spesso avvenimenti assolutamente locali entrino nella cronaca e nella politica nazionale. Oppure quanto spesso le discussioni di tutti i giorni si incentrino su fatti avvenuti a decine di migliaia di chilometri. Qualche esempio? Ieri non si sarebbe parlato ogni giorno di immigrazione ogni cento emigranti salpati dall’Africa. Non se ne sarebbe parlato perché, guardandoci intorno, non li avremmo visti. Oggi se ne parla anche laddove non ci sono emigrati perché quei fatti lontanissimi sono diventati “pane quotidiano”.

Oppure chi mai si sarebbe sognato che un avvenimento locale, come la paventata cessione di alcuni punti vendita di un noto supermercato, avrebbe potuto avere tanta eco partendo dal locale? E’ capitato nel mese scorso con la notizia che questo blog ha rilanciato per primo nel Lazio sulla crisi di Unicoop Tirreno. La notizia era stata data da un quotidiano toscano e nel Lazio ha avuto subito una vasta propagazione, fino ad arrivare in Regione e al Ministero in pochissimi giorni. Sarebbe successo di certo anche “ieri” ma con tempi, modi e impatto diversi.

E’ per questo che anche l’informazione sta cambiando rapidamente. Internet, i social e i sistemi di analisi del traffico (come Google Analytics) hanno svelato i veri interessi degli utenti. Interessi che non sono soltanto “vicini” ma sono sempre più globali e disparati. E’ forse questo “l’asso nella manica” di Salvini e Di Maio: aver capito prima degli altri il trionfo della glocalità delle persone. Politici e mezzi d’informazioni dovrebbero forse rifletterci.

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