È ora che si voti

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Sarebbe ora non solo perché i dati delle elezioni regionali hanno dato la vittoria al centrodestra (15 Regioni su 20 sono a guida loro) ma anche perché al Referendum per il taglio dei parlamentari gli elettori italiani ne hanno voluto mandare a casa ben 345 su 945, con la conseguenza che le due Camere non sono più rappresentative della volontà popolare. Ne dovrebbe trarre le conseguenze non certo Conte con la sua truppa, ma il Colle. A tal proposito si sono elevati scudi su alcuni giornali, da parte di alcuni politici e dei social sulla possibilità di nuove elezioni perché soluzione impossibile e non prevista dalla nostra (bella?) Costituzione. Ma non è proprio così.

E’ in realtà una questione di lana caprina, caratteristica tutta o quasi italiana che consente l’interpretazione delle leggi, delle norme e dei regolamenti e in questo caso della Carta Costituzionale. Andiamo all’8 gennaio del lontano 1947 quando si sta dibattendo sull’art. 94 della Carta da parte dei cosiddetti padri costituenti. Sono il democristiano Costantino Mortati e il liberale Luigi Einaudi a discutere sulla fiducia all’Esecutivo e precisamente sulle regole per blindare il governo che si presenta instabile, un po’ come ora. Secondo il futuro Presidente Einaudi si sarebbe dovuto frenare sulle regole, al quale controbatte Mortati, affermando sicuro l’esistenza di due forme di instabilità: una di queste è “quella che deriva dal mutamento dello spirito pubblico e dalla modificazione della situazione politica del Paese…” e a questo punto è “…il Capo dello Stato che ha la funzione peculiare… di mantenere omogeneo lo spirito pubblico con l’azione di governo”.

Secondo Mortati la norma agirebbe solo in questi ultimi casi. Ed è ancora lo stesso Mortati, insigne costituzionalista che ha avuto un grande peso nella stesura della Costituzione, che nel 1958 su Istituzioni di diritto pubblico che afferma che “Sembra più consono all’indole di governo parlamentare considerare la presunzione di concordanza fra corpo elettorale e parlamentare… cioè alla possibilità di un accertamento… ottenibile attraverso la consultazione del corpo elettorale, da effettuare con lo scioglimento anticipato delle camere… diretto alla constatazione di eventuali disarmonie fra corpo elettorale e Parlamento” (sembra la fotografia dell’attuale situazione politica n.d.a.).

Spetta quindi al Capo dello Stato segnalare “le eventuali gravi disarmonie” ed “effettuare un appello al popolo stesso, attraverso l’impiego dell’istituto dello scioglimento anticipato, quando vi siano elementi tali da renderlo necessario o anche solo opportuno”. Dopo quanto asserito dall’insigne costituzionalista sarebbe ancora valida e opportuna la frase “le maggioranze si formano in Parlamento”? Quanto sta avvenendo in questi ultimissimi anni non ha il solo scopo di annebbiare la mente degli italiani e far governare chi vuole il Colle, alla faccia della volontà degli italiani? E’ ora che si voti.

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