
La corsa del tram giallo-verde è finita al capolinea. Come era prevedibile fin dopo le elezioni del 4 marzo 2018 un governo innaturale non poteva continuare. Io temo, ancora una volta, le solite manfrine, le solite manovre di palazzo, i disperati tentativi propri del peggior teatrino della politica.
Era prevedibile – anche ad uno ignaro di politica – che dovesse finire così. Troppo inconciliabili erano i principi base sull’economia, sulla sicurezza, sulle infrastrutture, sulle tasse e sul lavoro su cui si fondava l’accordo fra Lega e M5s. Ed ecco si svegliano da un lungo sonno durato un anno i rottamati – o quasi – e si incomincia a parlare di varie formule per stoppare nuove elezioni e quindi la più che probabile vittoria del centrodestra: governo di scopo, di transizione, istituzionale, di solidarietà nazionale, di salute pubblica. Chiamatelo come volete ma è sempre un governo dell’inciucio.
Si sono fatti avanti – almeno dalle dichiarazioni di alcuni personaggi politici – il Pd, il M5s, Leu (sic!) e Gruppo misto e la loro nuova collaborazione è risultata palese dal risultato al Senato della votazione di martedì: gruppo compatto contro la mozione del centrodestra. Se, con la solita benedizione del Colle, dovesse essere questo quadripartito – con idee, ideologie e programmi completamente all’opposto, come è successo per Lega e M5s – a governare fino a nuove elezioni o fino al termine della legislatura sarà una nuova edizione di un fallimento annunciato. Sono troppi i fronti aperti e troppi i punti interrogativi su ciò che potrà accadere in questi giorni, settimane.