Cara Desirée, questa è la mia ultima lettera a te che in questo giorno ricevi il saluto dei tuoi parenti, dei tuoi amici, di tutti noi! Sai, io non sono un razzista anche se avrei impedito ai tuoi assassini di arrivare in Italia senza che ci fossero le necessarie, dovute protezioni per te e per tutti noi. Non sono un razzista anche se non condivido le occupazioni abusive come quella dove tu hai trovato la morte. Non sono un “matusa” anche se sono contrario a ogni tipo di droga, leggera o pesante che sia, perché queste portano all’annientamento della persona.

E allora io sono fuori del tempo, di ogni logica, io sono uno sconfitto e tu, Desirée sei morta drogata, violentata, uccisa e abbandonata in un centro sociale come un rifiuto umano da coloro che non sarebbero dovuti essere nel nostro Paese perché con visto umanitario scaduto, che girano – come tanti altri – fantasmi irreperibili per le nostre città, indisturbati, clandestini e mai respinti. Lo so, io non razzista, io non “matusa”, io tristemente dalla tua parte – non so se lo possono rivendicare pseudo personaggi politici, pseudo partiti e pseudo preti ed ecclesiastici di alto rango che tu neppure sapevi che esistessero, ma io sì – , oggi sono stato sconfitto come lo sei stata tu. Come lo sono stati loro, responsabili – anche se non direttamente – di questa tua triste e trista fine tragica.

Responsabili, questo sì, di questa società alla deriva in cui, al grido retorico e demagogico “siamo tutti fratelli”, sostenevano che non avresti corso alcun pericolo perché tu e loro eravate “fratelli”, perché i “fratelli” non si rimandano nei loro Paesi, alle loro case cacciandoli, perché questo comportamento sarebbe disumano oltreché incivile, perché non è conciliabile essere cristiani e avere pregiudizi nei loro confronti. Ma avere “giudizio” – in molti casi ormai sparito – è necessario e imprescindibile, soprattutto quando c’è da difendere coloro che si devono governare. E’ sparito quel “giudizio” che deve, e doveva, fare in modo che le sentenze di espulsione emesse fossero non disattese ma eseguite, naufragate invece in un mare grigio e pericoloso di falsa e inopportuna legalità che spesso, troppo spesso, va a braccetto con il peloso buonismo e lassismo che viene inondato continuamente in articoli di giornale e in tv.

Sappi che molti di questi importanti personaggi hanno ottenuto la protezione, a volte neppure dovuta. Mentre tu, che ne avresti avuto la necessità, sei stata abbandonata senza scudi protettivi in mano ai tuoi carnefici. In mano a questa che si chiama ancora spudoratamente “società civile”. Ciao, cara Desirée, ora là dove ti trovi non avrai più bisogno di protezione, di quella protezione che noi tutti quaggiù non siamo stati capaci – o non abbiamo voluto – assicurarti.

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