A 15 anni dall’abbattimento programmato di bovini e ovini della Valle del Sacco, il giornale degustoitalia.it è andato a vedere lo stato di salute della filiera agroalimentare di Colleferro, Gavignano e Segni. Il risultato? È tornata ad essere centro di eccellenza. A quando una nuova narrazione del territorio?

Sono sani gli animali del territorio della Valle del Sacco romana? Sì, e dalla filiera agroalimentare controllata escono prodotti “sani e garantiti”. A dirlo non solo le aziende ma il Servizio Veterinario della Asl Roma 5 in un’intervista pubblicata ieri sul giornale di enogastronomia DeGusto. Nell’intervista, resa dalla responsabile del Servizio, dott.sa Cristina Roffi Isabelli (clicca qui per leggerla), viene fatto il punto sullo stato di salute degli allevamenti a 15 anni dall’abbattimento programmato di migliaia di capi ovini e bovini voluto dalla Regione Lazio a seguito della contaminazione da Beta-esaclorocicloesano.

C’è di più. L’articolo chiede conto dello stato di salute di tutto il comparto agroalimentare del Distretto, cercando di capire anche il motivo per cui pure il territorio di Artena sia stato inserito nel Sito di Interesse Nazionale “Valle del Sacco”, figurando quindi in ogni rapporto o atto sulla “salute” di quel territorio. Ma anche se la Asl ha dati aggiornati che possano contrastare o confermare l’attualità della tesi del V Rapporto SENTIERI, secondo il quale la contaminazione umana da β-HCH sarebbe “associata al consumo di carne bovina, uova e pollame allevati nell’area contaminata“.

Le risposte (qui l’intervista) sono una buona notizia per la filiera, che nel tempo ha subito un forte danno d’immagine, e per i consumatori, che possono con fiducia rivolgersi ad aziende del territorio. Nell’intervista viene spiegato come sono stati fatti e come vengono fatti i controlli nelle aziende e quali sono i risultati di quelli eseguiti. “Dal 2008 – si legge nell’intervista – i valori sono stati sempre conformi e da più di 10 anni i parametri di β-HCH non solo sono conformi ma sono anche al di sotto del limite di rilevabilità“.

Una dichiarazione che è un’ottima base su cui far partire una nuova narrazione del territorio. Una narrazione che, senza negare le criticità, potrebbe dare il giusto valore alle qualità agroalimentari del territorio piuttosto che insistere su un inquinamento che, almeno nella filiera agroalimentare, sembra più che altro appartenere al passato.

Di una nuova narrazione l’area, vocata all’agricoltura e all’allevamento, ha assolutamente bisogno. Non solo per difendere e promuovere un’economia che annovera punte di eccellenza e che dà e può dare ancora reddito e lavoro stabile a un territorio che ne ha bisogno. Ma anche per difendere paesaggi rurali, tradizioni e tipicità dall’avanzare del consumo del suolo, coniugandoli con un’economia più adatta alla loro conservazione. A chi spetterà farlo? Non c’è un’ente preposto, quindi sarà compito di…. tutti.

Lascia un commento

Comments are closed.