Il Comune si deve confrontare con un’altra rilevante richiesta di denaro

C’è stato un periodo della storia larianese in cui non si parlava d’altro che di come finire e usare la case di via Tevere. Poi non se ne è parlato quasi più. Gli immobili della Nuova Lariano sono ancora lì con i vecchi problemi ma portando anche “in dote” nuove “rogne”. Di recente una società, la Romeo SVP, ha chiesto al Tribunale di ottenere dal Comune di Lariano le somme concesse in prestito alla Nuova Lariano. Si tratta di 2,1 milioni di euro (più gli interessi legali dal 2001) che l’Unicredit aveva prestato alla società fallita con un mutuo ipotecario e che non sono stati restituiti.

Che c’entra il Comune? Il complesso edilizio che è sorto in via Tevere fu realizzato dalla società poi fallita grazie al diritto di superficie concesso dal Comune in virtù di un accordo di programma e di una convenzione datata 20 maggio 1987. Dopo il fallimento della società, il 30 ottobre 2003 l’Amministrazione Montecuollo decise con una delibera di Consiglio di revocare l’accordo di programma, acquisendo gli immobili. Contro la decisione la curatela fallimentare fece ricorso al Tar e al Consiglio di Stato ma il Comune ebbe sempre ragione, difendendo la proprietà e la scelta.

Ora i creditori della Nuova Lariano sono tornati a bussare alla porta di chi si è preso gli edifici ipotecati. Ciò, malgrado il Comune avesse chiesto la cancellazione dell’ipoteca (non ottenendola). Una bella patata bollente per Lariano, i larianesi e l’Amministrazione Caliciotti.

Il Comune si deve quindi tornare a difendere in Tribunale da richieste importanti (in questo caso si tratta di un decreto ingiuntivo) a cui si somma anche un’altra richiesta. Quella da 12 milioni di euro circa (8,5 più interessi) a titolo di indennizzo per la revoca della convenzione urbanistica. Richiesta che è stata avanzata nel 2014 dalla curatela fallimentare della Nuova Lariano davanti al Tribunale di Latina.

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