Valeriani a Scaccia: “Non siamo la Repubblica autonoma del Lazio”. Doccia fredda ad Artena per chi sperava in soluzioni immediate

Sulla doppia conformità imposta dalla legge nazionale per sanare gli immobili abusivi che non rientrano nei condoni, ieri da Artena è arrivata l’ennesima “doccia fredda” per chi sperava in soluzioni immediate. Il tema delle case costruite abusivamente e che non possono essere sanate perché si trovano in zone vincolate, o perché sono state realizzate dopo il 2004, è stato posto all’assessore Massimiliano Valeriani dall’assessore comunale Carlo Scaccia e dal Sindaco di Artena Felicetto Angelini durante un convegno sulla legge regionale relativa alla “Rigenerazione urbana e il recupero edilizio”.

Il tentativo è sempre quello di salvare le case abusive frutto, secondo le parole della politica, dell’abusivismo di necessità. Un salvataggio che si scontra con le sentenze ormai irrevocabili che vanno applicate e che sono numerose in tutto il territorio del Tribunale di Velletri (solo ad Artena ne erano state comunicate 55 e una sessantina a Valmontone – diverse delle quali sono state già eseguite volontariamente o coattivamente). Un tentativo che si scontra anche con la legge nazionale che, condoni a parte, permette di sanare quegli immobili abusivi a patto che siano in linea con le norme urbanistiche sia al momento del compimento dell’abuso, sia al momento della richiesta di legittimazione. Immobili che, spesso, si trovano accanto ad altri immobili condonati e che, se perimetrati e quindi inseriti in zone urbanistiche edificabili, devono comunque essere abbattuti.

Rispetto alle domande poste dagli amministratori di Artena e poi ribadite dal Sindaco di Lariano, Maurizio Caliciotti, l’assessore regionale è stato chiaro: “La questione della doppia conformità non fa parte della legge regionale 7 del 2017 sulla Rigenerazione urbana. Sulla questione c’è stata una legge della Regione Sicilia che si era posta il problema ma che è stata impugnata dallo Stato ed è stata dichiarata incostituzionale. Stavamo lavorando anche noi su quel modello ma dopo la dichiarazione d’incostituzionalità – ha dichiarato l’assessore Valeriani – ci siamo fermati ed ora stiamo seguendo il modello individuato dalla Regione Toscana. Speriamo, anche su questo problema, di poter trovare entro il 2019 una nostra soluzione al problema della doppia conformità“.

E gli immobili che non si possono sanare perché sono in zona paesaggisticamente vincolata?

 L’ulteriore problema è stato posto dall’assessore comunale Carlo Scaccia ed ha portato ad una vera “doccia fredda” per chi pensava che la Regione Lazio potesse fare qualcosa. “Non siamo la Repubblica autonoma del Lazio – ha affermato Valeriani – e le norme sul paesaggio sono prevalenti rispetto a quelle regionali, dunque non c’è nulla da fare perché non c’è possibilità che lo risolviamo in modo autonomo. Non abbiamo strumenti da utilizzare a livello regionale – ha concluso Valeriani – , semmai è un tema da proporre a livello parlamentare“.

Le dichiarazioni di Valeriani tornano così a mettere in chiaro come sull’esecuzione delle sentenze irrevocabili di condanna, con annessi ordini di demolizione, ci sia ben poco da fare, anche se, perimetrando i nuclei abusivi, sarà poi possibile costruire di nuovo. La questione era già chiaramente emersa proprio ad Artena, dove si riunirono molti dei Sindaci della zona “pressati” dall’esecuzione degli ordini di demolizione e dalle proteste dei residenti.

Il Sindaco di Velletri Pocci fa “mea culpa” e accoglie l’invito di Caliciotti a fare “massa critica” per applicare la legge sulla Rigenerazione urbana

In questi anni abbiamo cercato soluzioni, fatto convegni e a volte illuso i cittadini che bastava perimetrare i nuclei abusivi per sanare le case, dobbiamo invece cercare di evitare i nuovi abusi“. E’ stato il Sindaco di Velletri, Orlando Pocci, a fare il “mea culpa” della categoria ieri nell’aula consiliare di Artena, accettando invece la proposta del Sindaco di Lariano, Maurizio Caliciotti, di “fare massa critica” per applicare al meglio la legge regionale sulla Rigenerazione urbana al fine di creare sviluppo.

A quelli che hanno compiuto degli abusi – ha poi concluso il Sindaco Pocci – non so se daremo risposte. Ci sono le richieste presentate in forza della legge del 2003, per le quali non so se possiamo dare risposte, o meglio forse non vogliamo darle perché sappiamo che sarebbero negative ma siamo pronti a fare massa critica per offrire maggiori possibilità di sviluppo“.

Un altro stop è arrivato in estate dalla Corte Costituzionale sulla regolamentazione della gestione degli immobili abusivi acquisiti a patrimonio comunale

Che fine faranno dunque gli immobili abusivi che non si potranno sanare e che dovranno essere acquisiti al patrimonio comunale al fine di essere abbattuti? Durante il convegno di ieri ad Artena non se n’è parlato ma nei mesi scorsi qualcosa di nuovo in ambito nazionale è accaduto. La Corte Costituzione ha infatti stoppato sul nascere un tentativo di regolamentare (e “normalizzare”) la gestione degli immobili abusivi acquisiti a patrimonio comunale che di regola devono essere abbattuti. Lo ha fatto con una sentenza (la 140 del 2018) in cui dichiara illegittimo il comma 2 dell’art. 2 della legge n. 19/2017 della Regione Campania.

La Regione aveva infatti emanato una legge che dava la possibilità ai Comuni di approvare regolamenti o atti d’indirizzo con cui regolamentare la locazione e l’alienazione degli immobili abusivi acquisiti al patrimonio comunale «anche con preferenza per gli occupanti per necessità» e quindi anche agli autori dell’abuso.

Il provvedimento campano è stato però ritenuto incostituzionale perché ha tentato di regolamentare una materia di competenza statale, finendo 
“con intaccare e al tempo stesso sminuire l’efficacia anche deterrente del regime sanzionatorio dettato dallo Stato”. Un principio di valore universale di cui dovranno tener conto non solo in Campania ma anche nel Lazio.

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