Nei giorni scorsi la Regione ha annunciato la trasformazione delle Comunità Montane del Lazio. Dovranno diventare Unioni di Comuni ma si attendono i decreti di commissariamento

Dopo la legge regionale del 2016 sembrava che le Comunità Montane del Lazio fossero arrivate al capolinea. Invece sono andate avanti per altri tre anni, fino ad oggi. Ora una novità si affaccia sul loro futuro prospettando la trasformazione in Unioni di Comuni. La novità è costituita da una delibera della Giunta regionale del Lazio che stabilisce proprio questa trasformazione. L’atto in questione non è stato ancora pubblicato ma ne è stata data notizia con un comunicato stampa dell’assessore regionale alle Politiche sociali, Welfare ed Enti locali, Alessandra Troncarelli.

L’annuncio afferma che con la delibera è stata “avviata la fase operativa della messa in liquidazione delle 22 Comunità montane presenti nel Lazio”. “A gestire questo delicato passaggio – si legge ancora – saranno chiamati, in via prioritaria, gli attuali presidenti degli enti montani e i vicepresidenti o, in loro mancanza, gli assessori più anziani. Nel caso la scelta ricadesse su di loro, i primi verrebbero nominati commissari dal presidente Nicola Zingaretti, mentre i secondi ricoprirebbero il ruolo di sub commissari”.

Dunque per liquidare le Comunità Montane, comprese quelle dei Monti Lepini, saranno necessari proprio i decreti di nomina dei commissari che dovranno a quel punto traghettare gli enti verso l’Unione dei Comuni. Cosa sono queste unioni? Si tratta di forme associative di Comuni, in cui ogni ente mantiene la propria autonomia, previste già dal 2000. Tali Unioni sono finalizzate a svolgere i servizi dei Comuni in modo intercomunale, ad esempio con una polizia locale dell’Unione.

Diversi Comuni italiani, specialmente quelli montani e quelli più piccoli hanno già da tempo intrapreso questa strada, razionalizzando le risorse e i servizi. Un esempio è l’Unione dei Comuni dell’Alta Valle del Sacco, costituita tra i Comuni di Olevano Romano, Roiate, Bellegra e Rocca Santo Stefano. Starà ora ai Comuni delle Comunità Montane decidere la strada da prendere. Anche sull’area romana dei Monti Lepini sarebbe opportuno che i Comuni di Segni, Artena, Carpineto Romano, Montelanico, Gorga e Gavignano inizino a chiarirsi le idee.

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