Un “gioiellino archeologico” in una posizione strategica

Si svolge annualmente, nel mese di luglio, la campagna di scavo a Piano della Civita, l’acropoli sede dell’antico abitato di Artena. Il sito è un vero e proprio gioiellino archeologico, situato nel panorama dei Monti Lepini e della Valle del Sacco, una posizione strategica che in antichità permetteva di sfruttare e di controllare le vie di comunicazione, come la via Latina. Gli scavi raccontano una storia lunga millenni. L’abitato era forse già in vita nel VII secolo a.C. e si trovava al confine tra i territori di Volsci, Equi e Latini. Alcuni studiosi lo identificano con la capitale Volsca di Ecètra, ma la sua reale identità originaria è tutt’ora incerta.

Le infrastrutture visibili oggi sull’acropoli si datano, tuttavia, soltanto a partire dal IV/III secolo a.C., e sono pertinenti ad una organizzazione dell’area attuata dei romani. Sono degne di nota le imponenti mura ciclopiche in opera poligonale, che seguivano i contorni dell’altipiano ed avevano funzione difensiva, ed una delle porte di accesso. All’interno delle mura, un terrazzamento monumentale ospitava l’insediamento, dotato di un impianto stradale ‘regolare’. Intorno all’inizio del III secolo a.C., l’abitato viene probabilmente distrutto da un incendio e rimane fuori uso fino al I secolo a.C., quando sul terrazzamento principale viene costruita una villa rustica di cui ancora oggi sono visibili un mosaico a tessere bianche e nere, un ambiente termale ed un peristilio con 26 colonne, pertinenti almeno alla sua ultima fase.

L’età tardo-antica e gli scavi

In età tardo-antica, tra IV e VI secolo d.C., accanto e sopra al corpo principale della villa ormai abbandonata, viene costruita una fattoria, che prosegue in parte le funzioni produttive e abitative della villa stessa. Gli scavi, condotti dalla sede di Roma della Temple University di Philadelphia, si stanno attualmente concentrando su questi ambienti. Il professore Jan Gadeyne, co-direttore dello scavo, insieme alla dott.ssa Cécile Brouillard, dell’INRAP (Francia), mira a ricostruire il ruolo dell’abitato attraverso le epoche storiche, nel quadro dei grandi cambiamenti che riguardano Roma e che investono tutto il suo territorio. Particolare attenzione è data all’età tardo-antica, periodo ricco di trasformazioni, spesso lasciato da parte nelle ricerche archeologiche.

Una delle priorità è quella di comprendere cosa cambia nell’economia rurale della villa, nella sua gestione e nel suo ruolo nel corso del tempo. La villa, infatti, aveva una funzione produttiva, testimoniata dal rinvenimento di magazzini, dolii e di un torchio atto alla produzione di vino o olio. È ancora dubbio, tuttavia, se questa producesse per il suo sostentamento o se esportasse i suoi prodotti ai centri circostanti, come Praeneste, Cori, Velletri e Roma stessa. Sicuramente gli scavi futuri permetteranno di far luce su questi importanti interrogativi legati al ricco passato archeologico di Artena e del territorio circostante.

L’area archeologica concorre per “I luoghi del Cuore” del FAI

I ritrovamenti provenienti da Piana della Civita sono esposti al Museo Roger Lambrechts, di Artena. Chiunque volesse visitare il sito si può rivolgere al Gruppo Archeologico di Artena per ottenere delle visite guidate, ma l’area archeologica è ad accesso libero, e quindi purtroppo anche soggetta alle incurie dell’uomo e del tempo. Per sostenere Piana della Civita è possibile aderire all’iniziativa Fai ‘I Luoghi del Cuore’, una campagna che permette di esprimere una preferenza tra centinaia di siti storici e artistici abbandonati a sé stessi, affinché vengano restituiti alla comunità e valorizzati. Si può votare per Piana della Civita online o recandosi direttamente al Museo Roger Lambrechts entro il 30 novembre!

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