La proposta è stata di nuovo avanzata da Unicoop Tirreno nell’ultimo incontro al Ministero

La trattativa sul futuro degli 8 punti vendita del Lazio sud di Unicoop Tirreno non è ancora finita. Da settembre i passi avanti non sono stati molti. Dopo l’annuncio della cessione dei negozi di Colleferro, Velletri, Genzano di Roma, Pomezia, Fiuggi, Frosinone, Aprilia sono arrivate le contestazioni e poi l’apertura del tavolo di concertazione al Ministero dello Sviluppo Economico.

Il 30 ottobre era arrivata una prima “schiarita”, con l’annuncio che i punti vendita di Colleferro, Genzano di Roma, Fiuggi e uno dei negozi di Pomezia non sarebbero stati venduti.  Tutto bene dunque? No, perché in un mese le cose non sono cambiate e una nota dell’Unione Sindacale di Base rivela come la possibilità di cedere i negozi che si pensava fossero salvi sia ancora “sul tavolo”. Unicoop Tirreno parrebbe voler provare l’impresa di far scegliere i lavoratori sul destino dei punti vendita, fermo restando che, come già dichiarato dai vertici aziendali, gli obiettivi “di contenimento delle perdite necessari al raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2019 e al conseguimento degli utili nel 2020 (come indicati nel Piano Industriale della Cooperativa) restano inderogabili e dovranno essere conseguiti con determinazione”.

In questo contesto si è arrivati all’incontro del 30 novembre scorso quando, secondo quanto affermano dall’USB, “Unicoop avrebbe dovuto presentare un piano industriale atto a salvaguardare i livelli occupazionali degli otto negozi nel sud del Lazio“. “Niente di tutto questo è accaduto – affermano dall’Unione Sindacale – . Unicoop Tirreno ha presentato tre proposte:

  • la cessione di tutti gli otto punti vendita, con l’apertura della procedura di mobilità per un numero identico al fine di incentivare esodi e la mobilità interna;
  • la chiusura di quattro punti vendita con l’attivazione delle procedure di mobilità per 135 unità (95 dei 4 negozi e 40 degli altri 4 che rimarrebbero aperti) con mobilità interna;
  • il tentativo di lasciare aperti tutti i negozi, riducendo il costo del lavoro”.

Tre soluzioni che non sono piaciute al sindacato, tanto che lo stesso le ha valutate come “un sostanziale passo indietro”. E mentre il Ministero ha “dimostrato più volte la sua disponibilità a percorrere tutte le strade possibili – ha affermato l’USB -, utilizzando gli strumenti in possesso delle parti e già utilizzati in passato, affinché la cooperativa non abbandoni il sud del Lazio“, la parola ora torna ai lavoratori, in vista del prossimo incontro fissato per il 15 dicembre a Firenze.

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