L’ordinazione episcopale di Mons. D’Ascenzo è avvenuta oggi

Dopo l’ordinazione il Monsignore ha salutato i fedeli, alcuni provenienti dalla Puglia

Mons. Leonardo D’Ascenzo è stato ordinato oggi vescovo. La cerimonia è avvenuta presso il palazzetto dello sport “Spartaco Bandinelli” di Velletri ed è stata presieduta dal vescovo di Velletri-Segni, Mons. Apicella. Il monsignore valmontonese, che ha anche fatto il parroco ad Artena, è diventato così vescovo, con il titolo di arcivescovo per l’incarico che gli è stato assegnato nell’arcidiocesi di Trani – Barletta – Bisceglie.

Nelle settimane scorse D’Ascenzo ha anche scelto il suo motto ed il suo stemma, nel quale vi è un esplicito riferimento simbolico alla sua Valmontone. “Messis Quidem Multa” è il motto che campeggia alla base dello stemma. La frase è ripresa dal vangelo di Luca (Lc 10,2) “laddove l’Evangelista – riporta un comunicato dell’arcidiocesi – riporta le parole di Gesù che, individuati altri settantadue discepoli, prima di inviarli in tutte le direzioni per predicare la Parola di Dio alle genti, rammenta loro che “La messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate perciò il padrone del campo perché mandi operai nella sua messe”.


Colline e valli simboleggiano Valmontone

Lo stemma di Mons. D’Ascenzo

Quanto allo stemma, è la stessa arcidiocesi a spiegarne il significato. “L’ornamento esterno caratterizzante lo stemma di un Arcivescovo – spiegano -, oltre ai venti fiocchi verdi pendenti ai due lati dello scudo, è la croce astile arcivescovile. Tale croce, detta anche “patriarcale”, a due bracci traversi, identifica la dignità arcivescovile: infatti, nel XV secolo, essa fu adottata come ornamento esterno allo scudo dai Patriarchi e, poco dopo, dagli Arcivescovi. Alcuni studiosi ritengono che il primo braccio traverso, quello più corto, volesse richiamare il cartello con l’iscrizione “INRI” posta sulla croce al momento della Crocifissione di Gesù. Il fascio di spighe di grano, in basso, richiama il fil rouge della vita e del ministero sacerdotale di don Leonardo, caratterizzato dall’impegno nell’ambito della pastorale delle vocazioni e rimanda alla terra di Puglia, granaio d’Italia”.



“Al centro le colline e la valle – prosegue la nota –, sono un riferimento al paese natale Valmontone, città adagiata su vari colli e valli, Vallis montanae. La stella piccola, che sovrasta il paesaggio, è riferita a don Leonardo in quanto richiama il cielo stellato dei tanti campi scuola estivi, passati in tenda, che hanno segnato la sua storia vocazionale. Una strofa della preghiera che tutte le sere veniva cantata attorno al falò recita: “Quante stelle, quante stelle… dimmi Tu la mia qual è. Non ambisco la più bella, basta sia vicino a Te!” In alto, la stella a otto punte, richiamo alle Beatitudini, simboleggia Gesù: “Io sono la radice e la stirpe di Davide, la stella radiosa del mattino” ( Ap 22,16; cf 2Pt 1,19)”.

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