Il fenomeno “Greta Thunberg” insegna alcune cose. Indipendentemente da quello che dice la ragazza perché francamente che le cose non vadano bene sotto il profilo dello sfruttamento delle risorse naturali del nostro pianeta lo sanno anche i sassi (a parte forse quelli giovani) e che i cambiamenti climatici esistono e dipendono anche da noi si studia anche a scuola (per chi studia).

Insegna piuttosto che i “giovani” sono ben più esposti e influenzabili dai media rispetto a quanto si pensava. Indifferenti a tv e giornali, sono invece estremamente sensibili agli idoli che parlano via Instagram e youtube. Si informano di più di quanto lasciano credere e sono pronti (come sempre gli studenti nella storia) a lottare per grandi ideali, scendendo in piazza e manifestando.

Bene! Questo fa piacere perché ricorda, almeno in nuce, gli studenti risorgimentali o quelli del ’68 o il giovane Tommaso Aniello d’Amalfi. Ora però c’è un altro tema da affrontare: le cose si cambiano non tanto con le manifestazioni quanto invece con le azioni concrete, smuovendo e muovendo le leve del potere. È per questo che Greta Thunberg potrebbe fare un servizio ancor più utile all’ambiente se dicesse ai giovani anche di fare altro.

Anzi, se qualcuno ha modo di parlarci, le dica queste parole: “Ora che le manifestazioni di piazza sono avviate e il libro è ormai in vendita, Greta fai il passo successivo: di’ ai giovani di rimboccarsi le maniche, sporcarsi le mani e di candidarsi. Di’ loro di partecipare alla vita politica a tutti i livelli, chiedere fiducia, raccogliere voti, combattere, imporsi come hanno fatto nel cinquantennio passato, di farsi eleggere, di scalzare una classe politica anziana e lottare in prima persona per il loro futuro, senza lamentarsi se non viene steso loro il tappeto rosso. A te forse daranno retta, anche i “giovani” diventeranno grandi e magari tra cinque anni avremo una nuova classe dirigente”.

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